Cattive Ragazze, presentato lo spettacolo in anteprima al Festival La Fabbrica delle Idee_Racconigi

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Foto di Gabriele Ciavarra
“Il teatro è un’enorme arma di riscatto, è il luogo della frontiera, e non c’è chiusura che tenga” Cesar Brie.

#‎cattiveragazze‬ ci vediamo a Roma, per il debutto ufficiale dello spettacolo al Teatro di Villa Torlonia a ottobre! Presto pubblicheremo date e aggiornamenti. Intanto grazie a tutto il pubblico che ci ha accompagnato al Festival La Fabbrica delle Idee, compreso quello dei detenuti della casa di reclusione Morandi di Saluzzo. A loro un saluto speciale, per aver compiuto con noi un percorso intenso e straordinario.
qui sotto, il link al podcast dell’intervista di Primaradio a Cesar Brie (15/06 cattive ragazze – Cesar Brie)
http://www.primaradio.it/?option=com_content&view=article&id=1347
e qui quella su Radio TRS a Ignacio Gomez Bustamante, Clelia Cicero, Manuela de Meo, Adalgisa Vavassori e Daniele Cavone Felicioni
http://ilpostodelleparole.typepad.com/blog/2015/06/ignacio-gomez-bustamante-clelia-cicero-manuela-de-meo-adalgisa-vavassori-daniele-cavoni-felicioni-.html

la testimonianza di uno degli studenti interni al carcere Morandi di Saluzzo (CN)

Cattive Ragazze DALL’ALTRA PARTE DEL MURO
a cura di Andrea Giovo,
classe III D/C Liceo Artistico Soleri – Bertoni, sezione interna al carcere

I tre giorni di lavoro, intensi e faticosi, con gli studenti esterni della classe I Linguistico della nostra stessa Scuola, hanno riportato a galla la necessità dell’assunzione di atteggiamenti di responsabilità in noi persone ristrette.
Il confronto con questi ragazzi ci ha commosso (insieme con la storia della nonna di Matilde).
In un mondo come il nostro, pieno di muri fisici, ma soprattutto mentali, incontrarsi con degli adolescenti non ancora contaminati dall’ipocrisia del mondo, per i qual potremmo usare tranquillamente la parola “innocenti”, ha risvegliato in noi quella speranza, quella proiezione al futuro che spesso non si vede, se non sfumata, nel nostro mondo grigio.
Un momento di colore, dai toni ancora acerbi, può illuminare una strada lunga, faticosa e spesso incerta.
Confrontarsi tra individui cosi diversi, per età ed esperienze di vita, ci ha permesso di rompere alcune barriere, che forse per qualcuno di noi non potevano neppure essere sfiorate.
Partendo da un modello di cattiva ragazza esemplare come Claude Chaun, personaggio scomodo per la sua diversità a tutto tondo, che ancora oggi può provocare sentimenti contrastanti, abbiamo provato tutti insieme la nostra “tenuta” a quei valori che dovrebbero essere fondanti della nostra futura società ideale, in particolar modo l’accettazione dell’individuo qual è, e non come lo vorrebbe il pensiero dominante.
Abbiamo poi “pensate” tante altre donne, tra loro diversissime, che hanno scelto la ribellione come atto di affermazione, da Angela Davis, l’attivista nera vicina al movimento Black Panthers, a Franca Viola, una donna anzi una ragazza, che con il suo esempio di coraggio ha saputo ribellarsi a leggi arcaiche, provocando l’indignazione della società del tempo e successivamente una revisione del Codice Penale.
Marie Curie ci è sembrata capace di imporsi non solo come scienziata, e quindi come rivendicazione di parità di genere, ma anche come emblema di sensibilità intellettuale ed etica.
Non abbiamo risparmiato neppure quelle donne che si rassegnano alla sottomissione in maniera ambigua, per garantirsi un “controllo” sugli uomini, nonostante questo significhi sacrificare parte di se stesse e le proprie autenticità.
Alla fine abbiamo concluso che è assurdo parlare di donne come di “una categoria a parte”, trovandoci d’accordo nel rifiutare di considerare la diseguaglianza e la discriminazione come questioni troppo grandi da affrontare.
Tutta questa discussione, vissuta in una burrasca di emozioni, sentita con vivace passione dai due gruppi, ha prodotto parole potenti, che, come ha ricordato l’editrice Della Passarelli, lasceranno segni capaci di generare persone, individui, futuri cittadini pronti a comprendere la vita, dando un senso compiuto a quello che è il primo compito della scuola pubblica.
Noi ristretti rimaniamo con la sensazione che avremmo potuto dare di più, non essere cioè solo dei compagni di liceo “un po’ diversi”, ma magari “maestri per un giorno”, disposti a metterci in gioco per mostrare dove non bisogna finire … d’altronde chi meglio di noi può parlare di dis-pari opportunità, di devianza, di scelte sbagliate, che cominciano da lontano e che dovrebbero pur insegnare qualcosa a chi ha davanti la vita.
Tutto questo in un contesto di scambio di esperienze semplice e naturale, non appesantito dalla retorica di un sistema carcerario “rieducativo”, che semplicemente non esiste, in cui non si agisce perché il male non si ripeta, ma mettendo invece in pratica una celata vendetta che ha come unico risultato quello di perpetuare il male all’infinito.

le cattive ragazze a Savigliano e Racconigi, IIS EULA

lavagna savigliano
Di nuovo a Roma dopo tre giorni di incontri nelle scuole del Piemonte su Cattive Ragazze. Una di quelle esperienze che ti rende felice e orgogliosa del tuo lavoro. Abbiamo incontrato le ragazze e i ragazzi dell’istituto per geometri (e geometre) e del liceo scientifico di Racconigi e Savigliano grazie al progetto dell’Associazione KindOf e al Salone del libro di Torino che ci ha inseriti come evento speciale all’interno di Adotta uno scrittore, iniziativa che ogni anno in questo periodo porta decine di autrici e autori tra gli studenti e le studentesse della regione. Tre giorni di laboratorio e di intenso scambio su discorsi e rappresentazioni di genere, storie delle donne, schemi e pregiudizi da scardinare a partire da sé. Ho iniziato il primo giorno con una classe a netta prevalenza maschile, dove i ragazzi si sono posti inizialmente con l’idea che il nostro libro raccontasse storie del passato, che tutto oggi è cambiato, la parità tra donne e uomini perfettamente raggiunta, per poi scoprire insieme che ci sono ancora lavori preclusi alle donne, che conciliare lavoro e famiglia è impresa da acrobate, che ancora oggi la donna che sceglie per sé, che rivendica spazio pubblico e parola è additata come puttana, così come accadeva più di 200 anni fa a Olympe De Gouges, che anche lì in quella classe le ragazze faticano a far emergere il proprio pensiero schiacciate dall’esuberanze dei maschi e dall’abitudine alla riservatezza (salvo poi il giorno dopo, quando si è trattato di produrre degli scritti, essere quelle che lavoravano di più e le più creative). E via a parlare dell’educazione ricevuta da bambini/e, di giochi differenziati in base al sesso, della centralità del corpo della donna, corpo-oggetto del desiderio, ma anche corpo di madre, che si vuole determinato dalla biologia, dei condizionamenti sociali forse ancora più pressanti per i maschi, costretti a mostrarsi machi e a negare la propria sensibilità pena lo stigma di gay (e se pure fosse? che male c’è?), dell’importanza delle parole che costruiscono mondi nelle nostre teste. E’ stato emozionante vedere quei ragazzi prima distaccati via via accendersi, fare collegamenti, portare esempi dalle proprie vite. E alla fine del primo giorno siamo arrivati alla conclusione che forse non era esattamente vero quello che i più avevano affermato appena due ore prima, che “se le cose sono sempre andate così, allora è giusto che continuino ad andare così”, ché se lo avessero pensato tutti e tutte oggi avremmo ancora il matrimonio riparatore e le ragazze sposerebbero gli uomini che le stuprano. Il giorno dopo studentesse e studenti hanno lavorato in gruppi di scrittura a riempire gli spazi bianchi del fumetto, calandosi nei panni dei personaggi di Cattive Ragazze per approfondirne motivazioni ed emozioni. Le scene elaborate sono state recitate da loro stessi durante l’ultimo incontro. E così abbiamo assistito al dialogo tra Marie Curie e sua figlia Irène, che accusa la madre di averla trascurata per votarsi alla scienza, allo scontro tra i genitori di Franca Viola davanti alla determinazione della ragazza a denunciare l’uomo che l’ha violentata, all’ultimo litigio di Hady Lamarr con suo marito, colpevole di una gelosia asfissiante e dell’appoggio al regime nazista, al discorso con il quale Luigi Strada afferma di fronte alla suocera di credere nel talento di Alfonsina e di volere non una serva, ma una moglie felice e realizzata. Infine, uno/a per volta, ragazzi e ragazze sono venuti alla lavagna, hanno scritto il nome della loro “cattiva ragazza” e ce ne hanno raccontato la storia. Questa in foto è la bella lavagna della IIIA geometr* di Savigliano, ma vorrei ricordare anche due “cattive ragazze” donateci ieri dalla classe II A del liceo scientifico: la bisnonna di Elisa, che sola affrontò la traversata dell’Oceano su una nave mercantile con una bimba di pochi anni e un’altra nel ventre per raggiungere il marito emigrato in Argentina, e quella di Ettore, staffetta partigiana che insieme alla sua famiglia offrì riparo a molti combattenti, come tante e tanti in quella terra delle Langhe che ancora tenace conserva memoria della Resistenza.
Assia Petricelli