le cattive ragazze a Savigliano e Racconigi, IIS EULA

lavagna savigliano
Di nuovo a Roma dopo tre giorni di incontri nelle scuole del Piemonte su Cattive Ragazze. Una di quelle esperienze che ti rende felice e orgogliosa del tuo lavoro. Abbiamo incontrato le ragazze e i ragazzi dell’istituto per geometri (e geometre) e del liceo scientifico di Racconigi e Savigliano grazie al progetto dell’Associazione KindOf e al Salone del libro di Torino che ci ha inseriti come evento speciale all’interno di Adotta uno scrittore, iniziativa che ogni anno in questo periodo porta decine di autrici e autori tra gli studenti e le studentesse della regione. Tre giorni di laboratorio e di intenso scambio su discorsi e rappresentazioni di genere, storie delle donne, schemi e pregiudizi da scardinare a partire da sé. Ho iniziato il primo giorno con una classe a netta prevalenza maschile, dove i ragazzi si sono posti inizialmente con l’idea che il nostro libro raccontasse storie del passato, che tutto oggi è cambiato, la parità tra donne e uomini perfettamente raggiunta, per poi scoprire insieme che ci sono ancora lavori preclusi alle donne, che conciliare lavoro e famiglia è impresa da acrobate, che ancora oggi la donna che sceglie per sé, che rivendica spazio pubblico e parola è additata come puttana, così come accadeva più di 200 anni fa a Olympe De Gouges, che anche lì in quella classe le ragazze faticano a far emergere il proprio pensiero schiacciate dall’esuberanze dei maschi e dall’abitudine alla riservatezza (salvo poi il giorno dopo, quando si è trattato di produrre degli scritti, essere quelle che lavoravano di più e le più creative). E via a parlare dell’educazione ricevuta da bambini/e, di giochi differenziati in base al sesso, della centralità del corpo della donna, corpo-oggetto del desiderio, ma anche corpo di madre, che si vuole determinato dalla biologia, dei condizionamenti sociali forse ancora più pressanti per i maschi, costretti a mostrarsi machi e a negare la propria sensibilità pena lo stigma di gay (e se pure fosse? che male c’è?), dell’importanza delle parole che costruiscono mondi nelle nostre teste. E’ stato emozionante vedere quei ragazzi prima distaccati via via accendersi, fare collegamenti, portare esempi dalle proprie vite. E alla fine del primo giorno siamo arrivati alla conclusione che forse non era esattamente vero quello che i più avevano affermato appena due ore prima, che “se le cose sono sempre andate così, allora è giusto che continuino ad andare così”, ché se lo avessero pensato tutti e tutte oggi avremmo ancora il matrimonio riparatore e le ragazze sposerebbero gli uomini che le stuprano. Il giorno dopo studentesse e studenti hanno lavorato in gruppi di scrittura a riempire gli spazi bianchi del fumetto, calandosi nei panni dei personaggi di Cattive Ragazze per approfondirne motivazioni ed emozioni. Le scene elaborate sono state recitate da loro stessi durante l’ultimo incontro. E così abbiamo assistito al dialogo tra Marie Curie e sua figlia Irène, che accusa la madre di averla trascurata per votarsi alla scienza, allo scontro tra i genitori di Franca Viola davanti alla determinazione della ragazza a denunciare l’uomo che l’ha violentata, all’ultimo litigio di Hady Lamarr con suo marito, colpevole di una gelosia asfissiante e dell’appoggio al regime nazista, al discorso con il quale Luigi Strada afferma di fronte alla suocera di credere nel talento di Alfonsina e di volere non una serva, ma una moglie felice e realizzata. Infine, uno/a per volta, ragazzi e ragazze sono venuti alla lavagna, hanno scritto il nome della loro “cattiva ragazza” e ce ne hanno raccontato la storia. Questa in foto è la bella lavagna della IIIA geometr* di Savigliano, ma vorrei ricordare anche due “cattive ragazze” donateci ieri dalla classe II A del liceo scientifico: la bisnonna di Elisa, che sola affrontò la traversata dell’Oceano su una nave mercantile con una bimba di pochi anni e un’altra nel ventre per raggiungere il marito emigrato in Argentina, e quella di Ettore, staffetta partigiana che insieme alla sua famiglia offrì riparo a molti combattenti, come tante e tanti in quella terra delle Langhe che ancora tenace conserva memoria della Resistenza.
Assia Petricelli

 

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