la testimonianza di uno degli studenti interni al carcere Morandi di Saluzzo (CN)

Cattive Ragazze DALL’ALTRA PARTE DEL MURO
a cura di Andrea Giovo,
classe III D/C Liceo Artistico Soleri – Bertoni, sezione interna al carcere

I tre giorni di lavoro, intensi e faticosi, con gli studenti esterni della classe I Linguistico della nostra stessa Scuola, hanno riportato a galla la necessità dell’assunzione di atteggiamenti di responsabilità in noi persone ristrette.
Il confronto con questi ragazzi ci ha commosso (insieme con la storia della nonna di Matilde).
In un mondo come il nostro, pieno di muri fisici, ma soprattutto mentali, incontrarsi con degli adolescenti non ancora contaminati dall’ipocrisia del mondo, per i qual potremmo usare tranquillamente la parola “innocenti”, ha risvegliato in noi quella speranza, quella proiezione al futuro che spesso non si vede, se non sfumata, nel nostro mondo grigio.
Un momento di colore, dai toni ancora acerbi, può illuminare una strada lunga, faticosa e spesso incerta.
Confrontarsi tra individui cosi diversi, per età ed esperienze di vita, ci ha permesso di rompere alcune barriere, che forse per qualcuno di noi non potevano neppure essere sfiorate.
Partendo da un modello di cattiva ragazza esemplare come Claude Chaun, personaggio scomodo per la sua diversità a tutto tondo, che ancora oggi può provocare sentimenti contrastanti, abbiamo provato tutti insieme la nostra “tenuta” a quei valori che dovrebbero essere fondanti della nostra futura società ideale, in particolar modo l’accettazione dell’individuo qual è, e non come lo vorrebbe il pensiero dominante.
Abbiamo poi “pensate” tante altre donne, tra loro diversissime, che hanno scelto la ribellione come atto di affermazione, da Angela Davis, l’attivista nera vicina al movimento Black Panthers, a Franca Viola, una donna anzi una ragazza, che con il suo esempio di coraggio ha saputo ribellarsi a leggi arcaiche, provocando l’indignazione della società del tempo e successivamente una revisione del Codice Penale.
Marie Curie ci è sembrata capace di imporsi non solo come scienziata, e quindi come rivendicazione di parità di genere, ma anche come emblema di sensibilità intellettuale ed etica.
Non abbiamo risparmiato neppure quelle donne che si rassegnano alla sottomissione in maniera ambigua, per garantirsi un “controllo” sugli uomini, nonostante questo significhi sacrificare parte di se stesse e le proprie autenticità.
Alla fine abbiamo concluso che è assurdo parlare di donne come di “una categoria a parte”, trovandoci d’accordo nel rifiutare di considerare la diseguaglianza e la discriminazione come questioni troppo grandi da affrontare.
Tutta questa discussione, vissuta in una burrasca di emozioni, sentita con vivace passione dai due gruppi, ha prodotto parole potenti, che, come ha ricordato l’editrice Della Passarelli, lasceranno segni capaci di generare persone, individui, futuri cittadini pronti a comprendere la vita, dando un senso compiuto a quello che è il primo compito della scuola pubblica.
Noi ristretti rimaniamo con la sensazione che avremmo potuto dare di più, non essere cioè solo dei compagni di liceo “un po’ diversi”, ma magari “maestri per un giorno”, disposti a metterci in gioco per mostrare dove non bisogna finire … d’altronde chi meglio di noi può parlare di dis-pari opportunità, di devianza, di scelte sbagliate, che cominciano da lontano e che dovrebbero pur insegnare qualcosa a chi ha davanti la vita.
Tutto questo in un contesto di scambio di esperienze semplice e naturale, non appesantito dalla retorica di un sistema carcerario “rieducativo”, che semplicemente non esiste, in cui non si agisce perché il male non si ripeta, ma mettendo invece in pratica una celata vendetta che ha come unico risultato quello di perpetuare il male all’infinito.

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